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Il Consorzio Mutue di Novara nacque nell'ottobre del 1947, quando la maggior parte delle Società di Mutuo Soccorso (decine di migliaia in Italia nell'Ottocento e ai primi del Novecento) erano già tramontate.
Quindi il Consorzio Mutue venne fondato quando la parabola delle altre Società, dopo due secoli, toccava il punto più basso, considerando il fatto che lo Stato aveva avviato l'assistenza malattia per buona parte dei lavoratori.
Sorse, dunque, per iniziativa congiunta della Federazione Provinciale delle Cooperative e Mutua e della Confederterra, il sindacato unitario che l'anno precedente aveva riunito in unica struttura i tre sindacati dell'agricoltura- i braccianti, i salariati e gli impiegati e tecnici della terra- nonché l'associazione dei coltivatori diretti, affittuari, piccoli proprietari, enfiteuti e pastori.
Queste categorie erano in larga misura prive di assistenza o ne godevano in misura alquanto ridotta. In quello stesso anno, in caso di malattia, il salariato agricolo e gli avventizi permanenti, cioè le figure più garantite tra i lavoratori agricoli, usufruivano di un'indennità giornaliera di malattia pari a 60 lire per gli uomini e 40 per le donne, a partire dal terzo giorno di malattia, esclusi i giorni festivi, a fronte di un salario medio orario di 68 o 69 lire.
Mentre, per contro, ai lavoratori dell'industria in caso di malattia spettava un'indennità pari al 50% della retribuzione globale-paga e contingenza attestata su valori minimi di circa 77 lire all'ora - a partire dal terzo giorno di malattia.
Erano pertanto le categorie dei coltivatori diretti e dei lavoratori della terra meno garantiti a premere per ottenere una minima forma di tutela sanitaria.
Ma non si trattava tuttavia di un problema di facile soluzione, perché, anche all'interno degli organismi che promuoveranno il Consorzio, si ponevano numerose ipoteche che andavano da una non piena condivisione del progetto, ad una non corretta individuazione delle prospettive dello stesso, ad una pregiudiziale ideologica che portava, ad esempio, a collocare i coltivatori diretti nella sfera degli agrari e della proprietà "tout court".
L'estate del 1947, se da un canto aveva portato a evidenziare l'attenzione della Federazione Nazionale delle Cooperative verso il problema del rilancio del mutualismo e, al Convegno di Milano delle Confederterra dell'Italia settentrionale, a sottolineare il pur cauto interesse all'interno della Confederazione per i problemi dell'assistenza sanitaria a settori poco garantiti quali i coltivatori diretti, dall'altro faceva registrare la crescente spaccatura tra questa organizzazione di carattere unitario e classista e la Federazione dei coltivatori Diretti di ispirazione cattolica, che puntava al controllo politico del mondo contadino, sottraendolo alle influenze della Confederazione Generale del Lavoro.
Sempre in quei mesi, crescevano inevitabilmente le lacerazioni derivanti dalla dichiarata volontà delle organizzazioni imprenditoriali di scompaginare il sistema sociale della previdenza e della assistenza malattia ai lavoratori, accusato di inefficienze e di sprechi, per rilanciare strutture come le casse Mutue Aziendali che avrebbero di fatto privato di tale assistenza il 65% dei lavoratori tutelati in quel momento.
Nel clima di una infuocata vertenza per il rinnovo dei contratti bracciantili- per altro condotta a livello locale con l'intento di costruire alleanze tra categorie i cui interessi primari avrebbero potuto, nella difficile situazione economica generale, essere posti pericolosamente anche se inutilmente in conflitto - la ferma volontà di due funzionari (Paolo Bignoli, della Federazione delle Cooperative, e Giacomo Frattini, della Confederterra) riuscì a creare le necessarie condizioni d'avvio del processo che porterà alla costituzione del Consorzio.
Proprio dagli innovativi fermenti del dopoguerra nacque l'idea, innovativa essa stessa, da cui prese vita il Consorzio Mutue di Novara.
Paolo Bignoli, ventenne, giovane comunista, visse in Milano un'esperienza che gli diede un imprinting culturale che non abbandonò mai.
Tornato a Novara nel 1946, pochi mesi dopo passò dal P.C.I., che aveva scelto come una sorta di salvaguardia contro il possibile ritorno del fascismo, alla Federazione Cooperative. Così ricordava:

"Mancavano quella gente e quella cultura che avevo conosciuto a Milano, solo i socialisti erano attivi sul piano culturale con i vari Vittorio Gregotti, Lodovico Meneghetti, Angelo Del Boca, Ugo Ronfani, Sandro Bermani, Camillo Pasquali".

Alle Federazione Cooperative, nel 1947, le cose cambiarono. Qui c'era una realtà da affrontare. Nell'ambito della Federterra, il sindacato - allora ancora unitario - dei lavoratori agricoli, si accese un dibattito importante.
A quell'epoca, la Federazione Cooperative di Novara era probabilmente la più forte del Piemonte.
"Il dibattito si sviluppa intorno al problema dell'assistenza sanitaria per i contadini: in caso di malattia e di ricovero, erano messi davvero male, dovevano pagarsi tutto! Ricordo anche che allora c'era, ed era piuttosto forte specie tra i vignaioli della nostra Provincia, addirittura il Partito dei Contadini." Paolo Bignoli.
Così fu deciso che Bignoli e Frattini si occupassero a fondo della questione.
Il 1947, anno della nascita del Consorzio Mutue, fu un anno davvero speciale. La guerra era terminata da un paio d'anni: la ripresa era faticosissima ma la voglia di risorgere era formidabile negli Italiani. Andò spegnendosi l'intesa tra le forze di sinistra e quelle cattoliche. Presero avvio i governi guidati da De Gasperi, con l'appoggio dei partiti di centro, che segnarono una decisiva svolta politica nell'Italia post-fascista.
Il quadro politico era dunque difficilissimo, molto poco indicato per favorire il concretizzarsi di un progetto quale quello relativo al Consorzio Mutue.
Un progetto che, per riuscire a prendere corpo, aveva bisogno per sua natura di una base di consensi, e quindi di adesioni, davvero vasta.
Il clima politico e culturale che andava formandosi nel 1947 era invece assai sfavorevole: fu quindi una scelta difficile, una vera sfida, alla quale si disponeva con qualche probabilità di successo chi poteva contare sulla forza della propria cultura "laica", aperta alla varietà delle posizioni, e soprattutto con l'inclinazione di fondo a stare tra i bisogni reali della gente.Così fu deciso che Bignoli e Frattini si occupassero a fondo della questione.
Fu così che si giunse ad una tappa fondamentale per le Mutue: il Congresso del '48 fu il loro primo vero incontro per un confronto e un dibattito che potesse portare ad un miglioramento per tutte e, di conseguenza, ad un allargamento del numero di iscritti. Dal punto di vista storico, dunque, il Congresso fu di importanza fondamentale: segnò una vera e propria svolta nella struttura delle Mutue di Soccorso.
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